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Scritto da Davide Giacalone
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Lunedì 14 Novembre 2011 18:52 |
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Silvio Berlusconi non si dimette (solo) da presidente del Consiglio, ma da perno insostituibile della nostra storia politica recente. Non cade un governo, cade un sistema istituzionale senza struttura costituzionale: la seconda Repubblica. La sinistra che festeggia, la pubblicistica che se ne compiace, dimostrano l’incapacità di capire. Zuppi di berlusconismo, fin oltre Berlusconi.
La seconda Repubblica non mi è mai piaciuta. Riconosco il valore semplificativo e modernizzante del bipolarismo, ma ho visto quanto fosse illusorio. Votavamo il capo del governo, ma non potevamo eleggerlo. Votavamo per maggioranze di governo, ma quelle cambiavano nel corso della legislatura. Inseguivamo la stabilità e ottenevamo il perpetuo non governo. Pretendevamo di consegnare il potere alle forze maggiori, ma lo regalavamo agli estremisti di blocco. Tutto questo s’è potuto reggere, per diciassette anni, ha potuto far nascere la Cosa, l’Ulivo e l’Unione, tre prodotti della sinistra, solo grazie (o, se preferite, a causa) di Berlusconi.
In questi anni abbiamo visto crescere, anche nei rapporti quotidiani, nel dialogo con quanti incontriamo e ci circondano, lo spessore della faziosità, fino a sconfinare nell’ottusità più nera. Noi non abbiamo mai voluto chinare il capo al luogocomunismo, non ci siamo mai genuflessi al conformismo, non abbiamo mai detto, perché non abbiamo mai pensato, che la causa d’ogni male fosse la presenza in politica di Berlusconi. Così, in questi anni, mano a mano che accatastavamo le critiche, anche durissime, al centro destra, continuavamo a vederci indicare come berlusconiani. Cosa che non ci ha mai sollecitato a smentire, ma, semmai, ci ha mosso ad umana pietà per quanti non riescono (ancora oggi) a ragionare diversamente. Anzi, li andavamo a stuzzicare, cosa che continueremo a fare. Ricordavamo loro che, dal 1994 a oggi (compreso oggi) la maggioranza degli elettori ha preferito Berlusconi a qualsiasi altra cosa e persona. Quegli elettori non sono scomparsi e non possono dimettersi. Contano.
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Scritto da Davide Giacalone
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Lunedì 14 Novembre 2011 18:49 |
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Domenica persa, ma istruttiva. Sapevano tutti come sarebbe andata a finire e le cose stanno esattamente dove le avevamo lasciate sabato. Dopo la grande fretta delle ore precedenti, l’intimazione delle autorità europee a far tutto entro il fine settimana, dopo che era sembrato quasi criminale che le nostre procedure democratiche prevedessero un voto parlamentare per l’approvazione di una legge, dopo che, finalmente, sono giunte le dimissioni di Silvio Berlusconi, con annessi festeggiamenti demenziali, quando tutto era pronto per lanciare Mario Monti nel suo nuovo lavoro, ecco che si tira il freno a mano e s’impiega una giornata intera per consultare i gruppi parlamentari. Perché?
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Scritto da Davide Giacalone
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Lunedì 13 Giugno 2011 16:27 |
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Il raggiungimento del quorum nuoce gravemente alla salute di una sinistra che voglia candidarsi a governare, e non solo a vincere le elezioni. Lo sa benissimo anche Matteo Renzi che (come me) dice di votare No perché gli sembra brutto (come a me) invitare alla diserzione. Ma non votare è l’unico modo esistente per evitare un autentico disastro. La non-politica, che è quasi peggio dell’anti-politica, ci consegna un appuntamento referendario senza possibili sbocchi positivi.
Anche le prediche dal pulpito, non a caso apprezzate dalla sinistra nemica del mercato, segnalano il precipizio antimoderno nel quale stiamo precipitando. Già che ci si trovava, Benedetto XVI, oltre a chiedere energia pulita e senza rischi poteva anche reclamarla abbondante e senza costi. Tanto, sempre di miracoli si tratta, visto che non esiste una sola fonte al mondo che risponda alle prescrizioni vaticane. In quanto all’acqua hanno ragione le gerarchie a considerarla un bene pubblico e prezioso, ma la si paga, mentre il Vaticano la usa gratis, grazie al concordato del 1929 (quando l’Acea entrò in Borsa comparvero i nomi dei debitori, il primo dei quali era il Vaticano, che si ostinò a non pagare, lasciando il conto allo Stato italiano).
I referendum, purtroppo, sono un miracolo al contrario, un punto di regressione, uno scivolamento nell’irrazionale. Quindi nel pericoloso. Le elezioni amministrative hanno sconfitto il bipolarismo, i referendum di domenica prossima serviranno a dimostrare l’inutilità delle forze politiche che occupano la scena. Non s’è trattato di un rifiuto del sistema bipolare in sé, ma di una severa punizione al modo in cui è stato realizzato e ai partiti che pretendono di guidarlo. I referendum segnalano un esito più grave: l’oscillare del pendolo fra la viltà e l’inaffidabilità.
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Scritto da Davide Giacalone
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Martedì 12 Aprile 2011 08:18 |
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Se passa il processo breve, e con quello l’emendamento che accorcia la prescrizione per gli incensurati, urlano quanti non sanno quel che dicono, migliaia di processi saranno affogati nell’estinzione, per decorrenza dei termini. Impressionante, vero? Peccato che questo accada quotidianamente, ma nessuno ci fa caso e a nessuno importa. Ogni tanto arrivano all’onore delle cronache procedimenti specifici, dotati di richiamo mediatico, come quello Parmalat. Ma, anche in questo caso, si deve saper leggere: il prossimo 18 aprile ci sarà la prima sentenza contro i banchieri che, secondo l’accusa, sono responsabili d’aggiotaggio, reato che si prescrive in sette anni e mezzo. Ciò significa che non esiste una sola possibilità al mondo che questi signori, qualora colpevoli, siano effettivamente condannati. Al più si potrà leggere la sentenza di primo grado, che, però, non ha alcun valore, non serve a niente e non determina alcuna conseguenza. Il tutto senza che la prescrizione breve sia ancora stata votata, a legislazione vigente.
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Scritto da Davide Giacalone
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Sabato 12 Marzo 2011 18:14 |
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Domani il governo varerà la riforma “epocale” della giustizia. Sono norme costituzionali, pertanto di lenta approvazione e ancor più lenta applicazione. Per credere che ne vedremo gli effetti occorre avere fede. C’è chi non ne ha il dono e chi lo riserva per faccende meno contingenti. Se vivessimo in una condizione normale quelle proposte sarebbero approvate anche dall’opposizione, perché si può discutere sulle virgole, ma non sul fatto che appartengono al mondo dell’ovvio. Lo ha detto anche Marco Boato, esponente della sinistra e autore della bozza omonima, che avrebbe dovuto cambiare la giustizia già all’epoca della bicamerale. Correva l’anno 1997. Siamo ancora alla casella di partenza. Invece sarà battaglia.
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